mercoledì 1 giugno 2016

Il mio piccolo grande sogno - -seconda parte

Dopo il "miracolo" natalizio non sapevo da che parte cominciare.
Mi era andata bene, d'accordo, ma chi mi diceva che ci sarebbe stato qualcuno disposto a spendere i suoi soldi comprando oggetti creati da me?
E soprattutto: io cosa sapevo fare?
Ero ancora in grado di usare una macchina da cucire, ad esempio?
Non so voi, ma io quando è un po' che non faccio una cosa mi convinco di non saperla più fare, come se qualche anno prima non fossi stata io a cucire quelle dieci borse che ho venduto a dicembre.
Bé, il mese di gennaio, dopo i primi giorni di riposo, l'ho trascorso esercitandomi a cucire, a infilare aghi ( uno l'ho anche rotto!), riempire spolette, aver voglia di buttare la macchina da cucire fuori dalla finestra - e ogni tanto la tentazione mi riviene - cucire le prime borse di iuta, fare appliqué, provare l'uncinetto, cucire a mano. 


A febbraio è cominciato un meraviglioso corso online presso la Colibrì Academy che mi ha fornito molte informazioni utili e tanti spunti ma soprattutto mi ha fatto conoscere tante creative capaci e volitive che mi danno tanta forza quando mi viene la tentazione di mollare (  emi viene, eccome!).
Poi è iniziata anche una bellissima collaborazione con la Libreria Torriani di Canzo che mi ha dato la possibilità di esporre, anche in vetrine, le mie "book bag", borse in stoffa con appliqué e interno a contrasto create apposta per la libreria e nate a S.Valentino, per celebrare il connubio borsa più libro.



A marzo ho cominciato ad ampliare la mia produzione, cucendo le "vintage pochette", comode pochette imbottite con cerniera e fodera a contrasto realizzate con stoffe classiche e seta.
Ho poi creato dei segnalibri per la libreria, a forma di casa.
Sono nate in questo periodo anche la "little book bag", borse per i libri di dimensioni un po' ridotte rispetto a quelle classiche, pensate per i più piccoli e decorate all'esterno ispirandomi ai "quiet book", libri sensoriali e tattili.



Ad aprile ho cucito alcuni porta-cellulari colorati con una tasca sul retro e sono stata felicissima di collaborare con la talentuosa Silvia di Hockety Pockety, per la quale ho dipinto alcune sfere con gli animaletti che soon state usate per abbellire delle collane da allattamento. Andate a sbirciare sulla sua pagina facebook, lei è davvero forte.
Spero con tutto il cuore di continuare a collaborare con lei ancora per tanto, tantissimo tempo. Inoltre in questo mese sono arrivate le etichette da cucire con il mio nome che, anche se non ho ancora trovato il coraggio di usarle, rappresentano per me un ulteriore passo avanti verso la realizzazione del mio sogno.
Poi ho dedicato un'intera settimana all'ideazione di animaletti/spille, e un'altra alla creazione di borsette per bambina a forma di frutti.



Queste sono solo alcune delle cose che ho fatto. Sto cercando di trovare il mio ritmo, di incastrare quello che amo fare tra quello che devo fare, per la casa e per la mia famiglia. Diciamo che sono ancora nella fase "prima il dovere" e la mattina in genere se ne va tra spesa e pulizie ma conto di arrivare a "lavorare" ai miei progetti fin dal mattino e di relegare tutto il resto ai miei ritagli di tempo.
Ci sto provando, insomma. Giorno dopo giorno.
E non c'è giorno con non porti con sé mille dubbi, scoraggiamento, stanchezza, quella voglia di mollare tutto.
Poi ci sono giorni, però, in cui hai la fortuna di lavorare ad un ordine e ti capita di trascorrere il pomeriggio in giardino, a dipingere. E poi con tutti i tuoi dubbi mandi la foto del lavoro ultimato alla cliente  e per risposta hai un :"Bellissima!" o " sono stupendi!". Ecco, in quel preciso momento lì capisci cosa vuoi fare nella vita: creare qualcosa che prima non c'era e dargli la tua impronta.
Semplicemente.
C'è un detto che recita: "Non morire prima di aver cantato la tua canzone":
Mi sa che me lo tatuo.
Vi abbraccio.
Raffaella
La casa vicino al treno   
   

martedì 26 aprile 2016

Notizie da qui: Il mio piccolo grande sogno

Parte prima


Scusa.
E' la prima parola che mi viene in mente se penso a un nuovo post da scrivere.
Scusa a te, lettore, se è da tanto che non hai mie notizie. Oppure se sei nuovo e non hai ancora potuto leggere un mio post.
Scusa, caro mio amatissimo blog, se è da un po' di tempo che ti trascuro ma ho avuto da fare.
Se entrambi avrete voglia di starmi ad ascoltare, ecco cosa ho fatto in questi mesi.


Tutto è cominciato una fredda mattina di dicembre, dopo aver accompagnato Bianca a scuola. Ho incontrato mia cognata e, stretta nel mio piumino lungo, sono rimasta un po' lì con lei a chiacchierare. Tra tante altre cose, ad un certo punto, le è venuto in mente che non aveva ancora pensato ai regali di Natale per le sue colleghe insegnanti, e mi chiede se avevo qualche oggetto carino che potrebbe fare al caso suo.
Resto un attimo stupita, sono cinque anni che ho smesso di creare oggetti artigianali, ma la invito ugualmente a casa mia per un the, quel pomeriggio, e intanto penso che proverò a vedere se  mi è rimasto qualcosa. Lei non sapeva, e in quel momento non me lo ricordavo neppure io, che è da circa un mese che mi è tornata la voglia di dipingere e che ho preparato dodici sfere di legno, raffiguranti alcuni degli animaletti che vivono nei boschi attorno a casa mia e che mi capita di incontrare durante le mie passeggiate.



Quel pomeriggio, prima che mia cognata arrivi, scendo in taverna e vado a cercare quello scatolone impolverato che conservo in cantina, sotto gli scaffali pieni di pezzi di legno grezzo e stoffe.
Per fortuna l'ho chiuso bene e dentro trovo intatti tutti quegli oggetti che avevo preparato cinque anni prima, quando Bianca era piccola, e che avevo affidato a una mia amica perché il portasse, insieme alle sue creazioni, ad alcuni mercatini di Natale di zona.
Purtroppo all'epoca non aveva venduto niente e io avevo abbandonato le speranze di poter lavorare da casa occupandomi contemporaneamente dei miei bambini.
Ho tentato altre strade, ho seguito corsi sia online che offline, di qualcuno ve ne ho già parlato in precedenza, ma non si è mai concretizzato nulla, si vede che quelle strade non erano le mie.


Quel pomeriggio però le cose erano destinate ad andare diversamente. Dato che mia cognata tardava, ho avuto tempo per allestire, sul tavolo delle mia sala, una piccola esposizione, disponendo una accanto all'altra le borse di panno e di iuta, le spille, i nuovi ciondoli e alcuni oggetti in legno, in particolare gli angeli, che tanto avevo amato dipingere. Tutto molto colorato e molto country, un po' diverso dallo stile che sto cercando ora, ma quello avevo e quello ho cercato di proporre nel migliore dei modi.


Le cinque erano abbondantemente passate, il the si raffreddava e io stavo quasi per bermelo da sola quando mi arriva la telefonata in cui mia cognata mi spiega che è stata richiamata a scuola per un'emergenza, e che pertanto non potrà venire.
Pazienza, mi dico, la inviterò domani.
Ma mentre stavo per rimettere tutto dentro allo scatolone, mi viene l'idea di fare qualche foto, il mio tavolo è così allegro e natalizio che mi dispiace smontarlo senza che nessuno lo veda, e poi così domani lo potrò allestire allo stesso modo. E subito dopo mi viene anche l'idea di provare a mandare queste foto ad alcuni amici su whatsapp, non si sa mai. Non mi so spiegare perché l'abbia fatto, non ci ho pensato, l'ho fatto e basta.
Due minuti dopo mi risponde una mia amica, dicendomi che è interessata a prendere tre borsette perché deve fare dei regali. Mezz'ora dopo sono da lei con le borse, che compra subito.
Il giorno dopo riesco a vedere mia cognata, che prende due spille, una borsa e una collana con ciondolo.
E da quel primo giorno, in una catena di eventi tutti collegati tra loro e indipendenti dalla mia volontà, persone che mai avrei pensato potessero aiutarmi hanno risposto positivamente ai miei messaggi e hanno acquistato le mie creazioni per i loro regali.
C'è chi mi ha fatto fare apposta un angelo di legno dipinto con il nome di un bimbo appena nato, e chi - dopo avermi detto di si per una borsa -  ne ha prese tre.
Sono e sarò sempre infinitamente grata a tutte queste persone perché non solo hanno fatto in modo che io realizzassi il piccolo sogno che avevo per Natale - guadagnare abbastanza per comprare i regali di Natale per mia figlia Bianca e anche alcuni vestitini che le servivano prima - ma anche perché mi hanno dato la possibilità di capire cosa voglio fare nella vita, cioè esprimere sempre la mia creatività realizzando oggetti di legno e stoffa, che rappresentino me e il mio mondo, quello che circonda la "Casa vicino al treno".
Certo mi ci è voluta una certa dose di coraggio e di faccia tosta per contattare conoscenti che non sentivo da tempo, a volte mi sono vergognata da morire, altre una voce  nella mia testa mi ripeteva di continuo " ma cosa stai facendo..."
C'è chi non mi ha neppure risposto, tanti invece mi hanno detto che era tardi e che avevano già pensato a tutti i regali.
E in effetti tardi era, perché tutto questo è successo nei dieci giorni prima di Natale, e per me è stato tutto come una favola.
Ogni giorno avevo qualcuno da incontrare, oggetti da modificare o qualcuno nuova da creare, pacchetti da preparare. Spesso avevo da lavorare anche la sera.


E anche se quando tutto questo è finito, dopo i giorni di festa, ero esausta, non sono mai stata più felice e orgogliosa per qualcosa che avevo creato con le mie mani e ho deciso di impegnarmi ogni giorno perché questo "miracolo" possa accadere di nuovo.
Per questo da gennaio ho ripreso confidenza con la mia macchina da cucire e ho provato a realizzare qualcosa di nuovo.
Ma questa è un'altra storia, che ha bisogno di un altro post per essere raccontata e di altre foto per esserne accompagnata.
Grazie per esservi fermati qualche minuto e avermi letto.
Vi abbraccio forte.
Raffaella
La casa vicino al treno 


venerdì 12 febbraio 2016

Portami a teatro ( se puoi)


Una domenica, di qualche settimana fa, una mia amica mi ha trascinato ad assistere a una rappresentazione teatrale.
Era una magnifica giornata di sole, fresca e luminosa, e alle quattro del pomeriggio le auto sfrecciavano veloci verso la montagna mentre noi aspettavamo il momento giusto per entrare, uno sguardo al campo sportivo davanti a noi, uno alla montagna illuminata, sopra.
Mi ci aveva trascinata perché, la domenica, di solito, la trascorro con la mia famiglia, fosse anche solo per starcene tutto il giorno, tutti assieme, a giocare sul divano.
Però lei ha insistito e io, per fortuna, mi sono lasciata tentare.

Siamo andate  a vedere "Quando torna il sole"- "teatrino musicale in omaggio alla musica perseguitata", spettacolo ideato e scritto dalla compagnia "La Quercia Teatro".
Siamo andate ad Asso, nella loro sede.
Non c'ero ancora mai stata.
Appena entrata, sedie in semicerchio, una sinuosa gabbia per uccellini gigante per scenografia, buon profumo di legno.
E dopo, tirate le tende, è cominciata la magia.
La cantastorie Mita Bolzoni ci ha presi per mano e ci ha accompagnati - dolcemente ma con fermezza - in un ideale viaggio nel tempo, indietro, indietro, fino al terribile periodo nazista, rivissuto però da un punto di vista originale, quello degli artisti perseguitati dal regime, esponenti della cosiddetta "musica degenerata" cui apparteneva non solo la musica ebraica ma anche quella afro-americana, dodecafonica o semplicemente "ardita" per regole o contenuti.
Come accade ancora oggi, purtroppo, il "diverso" faceva paura, era un pericolo e un nemico da eliminare e non si riusciva invece a vederlo come una risorsa e una ricchezza per tutti.
Al racconto di Mita rispondeva poi, in un continuo dialogo di botta e risposta, la splendida voce di Alice Bettinelli, accompagnata al piano da Gabriella Chiappa, che ha riportato in vita quella musica, quelle melodie perseguitate.

Ma questa è una storia di speranza.
Il suo intento è quello di perpetuare la memoria di un tragico momento storico aprendoci alla bellezza di quella musica, facendocela sentire, e non solo raccontandocela, facendocela entrare sottopelle, lasciandoci liberi di immaginare.
Cito dal loro foglio di presentazione:
"perché il diritto all'espressione artistica continui  a rappresentare un mezzo per affrancare l'uomo e renderlo libero dalla schiavitù della chiusura morale e dell'ignoranza". 
Viva l'arte, dunque, viva la cultura e viva soprattutto la libertà di poterle esprimere sempre e ovunque, nel maggior numero di posti possibili, perché l'arte non sia MAI chiusa in soli e pochi luoghi ad essa adibiti ma viaggi libera ovunque abbia voglia di andare.

A completare l'offerta culturale, come un ideale cerchio che si chiude, quel pomeriggio era presente anche la Libreria Torriani di Canzo, con un'ampia scelta di saggi e romanzi per chi aveva voglia di approfondire l'argomento.

Cercatele. Cercate "La Quercia Teatro".
Questo il loro sito: www.laquerciateatro.it e questo il loro indirizzo mail: laquerciateatro@gmail.com
Cercate la loro locandina.
Non resterete delusi.
Raffaella
La casa vicino al treno


    

lunedì 25 gennaio 2016

La mia bicicletta in fondo al mare

Sto passeggiando in riva al mare, in una bella giornata di sole e vento. Non saprei spiegare il perché, ma so che mi trovo su un'isola. Mentre passeggio spingo una bicicletta.
E' una bicicletta da donna bianca, nuova, con un cestino bianco pieno di fiori. All'improvviso la bicicletta scivola verso la riva del mare con sempre maggior forza e mi scappa di mano.
La lascio andare, stupendomi della poca resistenza che faccio per impedire che mi sfugga. La guardo sprofondare sotto l'acqua, stupita.
E poi, mi sveglio.
Il mio bookclub non si farà più. Pensavo non me ne importasse un granché. 
E invece.

Alcuni giorni dopo mi imbatto per caso in questa poesia
"GEORGE GRAY
Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo
inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.
malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre  a follia
ma una vita senza senso è la tortura 
dell'inquietudine e del vano desiderio.
E' una barca che anela al mare eppure lo teme"
( Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)

Questa poesia mi colpisce come un pugno nello stomaco.
Perché parla di me.
Il mio bookclub non si farà più.
Pensavo non mi importasse.
E invece.

Il bookclub non si farà più perché sia io che Luigi, il libraio, non vogliamo offendere né dare fastidio a nessuno.
Dopo essere stata additata mentre ero in giro con mia figlia per la mia idea, e capirai che idea sovversiva, dopo che mi è stato detto che, in seguito a questa idea delle persone "si sono risentite", abbiamo  deciso di cancellare l'evento.
Una cosa così bella come un gruppo di persone che si incontrano per scambiarsi opinioni su un libro letto non può assolutamente essere fonte di disturbo o dispiacere per nessuno, non è questo il suo intento, e allora meglio cancellarlo.
Per fortuna io non mi identifico con questo, ho mille altre cose molto più importanti di cui occuparmi e che mi stanno a cuore, ma non vi nego che mi dispiace. Molto.
Sono convinta però che bisogna scegliere quali battaglie combattere. A vent'anni le avrei combattute tutte.
Ora so, anche per la mia salute mentale - e non vi sto a raccontare che notte ho passato due settimane fa, e che mattina successiva dal medico - che bisogna scegliere.
Al momento ho altre battaglie sia personali che "professionali" molto più importanti da intraprendere.
E quindi via, un bel respiro, un sorriso e vai di nuove idee.
Comunque di idee ne ho tantissime altre, sia in questo ambito che in altri, per dire.

Sabato 30 gennaio, alle 21, la libreria Torriani resterà chiusa.
Sette, otto o dieci persone NON si incontreranno in libreria per discutere dello stesso libro che tutti hanno letto durante questo mese ( e una NON ci racconterà di aver letto solo il riassunto su wikipedia, ma essendo una persona eccezionale a noi va bene anche così).
Io NON trasmetterò loro le mie impressioni e tutte le emozioni che la lettura di questo romanzo romantico, coinvolgente e profondo ha suscitato in me e NON mi arricchirò per tutte le osservazioni che loro vorranno regalarmi. E NON saprò cosa ne pensa la mia amica cara, che l'ha letto prima di tutti, lei che di solito fatica a trovare il tempo per la lettura, presa com'è da mille impegni.
Ma forse, con la forza delle nostre idee e della passione, troveremo il modo di scambiarci ugualmente le nostre opinioni, magari qui sul blog ( ATTENZIONE: ideona sovversiva in arrivo! ).

Avrei voluto intitolare questo post " Non due cose nello stesso paese" che è una frase che mi hanno rivolto e che mi ha colpito particolarmente. Ma facendo così avrei posto troppo l'attenzione sulla ristrettezza mentale e sulla piccolezza di idee e di vedute di alcune persone, che sono sicura rappresentano solo una piccola minoranza ( siamo positivi, va').

Quindi, ricapitolando, sabato NON ci sarà nessun incontro.
Se questo può gratificare, tranquillizzare o rendere felice qualcuno me lo auguro di cuore, visto che abbiamo rinunciato apposta.
Ma come sia possibile una cosa del genere - che qualcuno gioisca di questo - è una cosa che non mi saprò mai spiegare.

Buon lunedì a tutti di nuovi libri, nuove idee e tanta voglia di gridarle al mondo, nonostante tutto.
Raffaella
La casa vicino al treno


   





sabato 12 dicembre 2015

Il mio dicembre lento

C'è un lago, vicino a casa mia.
Non sto parlando del lago che fa parte del nostro paese, uno specchio verde abbracciato stretto da una montagna piena di alberi.
Sto parlando di un altro, un po' più in la'. Ma neanche tanto.
Un lago molto più grande, dove lo sguardo può finalmente distendersi e allargarsi e vagare libero per un tratto, fino alle sue sponde lontane.
E' un lago dove dall'altra parte vedi i campanili delle chiese, alti e con il tetto a punta, come gnomi in punta di piedi, pronti a gridare "siamo qui!".
E' un lago dove, se si è fortunati, si vede passare un piccolo battello, tutto illuminato da tante lucine colorate, come mi immagino siano i battelli che scivolano leggeri sulla Senna, se solo ne avessi visto uno.
E' un lago che, se ci vai al tramonto, vedi il sole arancione che ci si tuffa dentro, come una fetta biscottata nel tè.

Volevo andare in città  a guardare le vetrine illuminate.
Poi però ho pensato di venire qui.
Perché c'ero passata ma non mi ero mai fermata. 
Non avevo mai guardato.
E quello che ho visto mi ha trasmesso un grandissimo senso di pace che mi ha accompagnata per il resto della giornata.
L'ultima delle quattro di questi giorni di festa.
Che erano iniziate con l'arrivo della mia nipotina di cinque anni, un orso di peluche sotto un braccio e uno zaino nell'altro.
Di quei due primi giorni ricordo i balli scatenati sulle musiche natalizie mentre cercavamo di addobbare la sala.
I silenzi a pranzo, occhi bassi per paura di essere sgridati.
Le unghie di tutti i colori, gli gnocchi e il pigiama party.
"Frozen" lasciato a metà e i cioccolatini.
Dormire insieme, con un orso in mezzo e un coccodrillo dietro la schiena. I leggins scozzesi e i piedi nudi.
E quando è venuto il momento di tornare a casa, Bianca ha voluto seguirla, per trascorrere insieme un altro giorno ancora.
E mentre io ricominciavo a respirare, trovando finalmente il tempo per fare una passeggiata, per impacchettare il regalo ad una sconosciuta, per andare a messa col buio, fermandomi sul sagrato a guardare in su, verso il campanile illuminato a pensare alla magia di dicembre, mi sono accorta che la felicità a volte sta proprio dove meno te la aspetti, in un sabato sera qualsiasi, passato a casa con tre bambini urlanti e il profumo della pizza, un albero di plastica con i rami appiccicati e i pupazzi di tre re magi che ti guardano dalla poltrona.
Buon dicembre lento a tutti voi.
Raffaella
La casa vicino al treno

giovedì 26 novembre 2015

Un anno di blog


E' da un po' che non ci si sente.
Non per mancanza di tempo, o di voglia, o di cose da dire.
Solo perché sto attraversando un periodo di grandi cambiamenti, di sperimentazioni, di tentativi, alcuni riusciti, altri meno, di partenze, arresti improvvisi e tentativi di ripartenze.  
In tutto questo, tra il compleanno di Pietro, il mio e ieri quello di Bianca, tra l'estate che non se ne voleva andare e l'inverno che mi è arrivato addosso all'improvviso, stamattina, quando rientrata a casa infagottata nel mio piumino lungo ho tentato di sfilarmi il cappello con le mani gelate, in tutto questo dicevo mi sono accorta che è passato un anno dal primo post che ho scritto su questo blog.
E allora...grazie.
Grazie a chi mi ha appoggiato su facebook, 
grazie a chi mi ha fatto sapere che condivide quello che scrivo,
grazie a chi ha avuto voglia di mettere un "mi piace" alle mie foto,
grazie a chi mi ha lasciato un commento,
grazie a uno dei miei scrittori preferiti che mi ha fatto la sorpresa di commentare e condividere la mia recensione al suo libro e
grazie a un altra bravissima scrittrice che ho conosciuto via web e che presto sarà ospite a Canzo in libreria da Luigi e di cui vi parlerò a breve.
Grazie a chi ha risposto alle mie mail dubbiose e titubanti con sincerità e positività. 
Ogni volta che mi sono sentita scoraggiata e che vagavo per casa a piedi nudi, chiedendomi chi me lo faceva fare di passare qualche ora al pc scrivendo cose che tanto nessuno avrebbe mai letto, un nuovo "mi piace", una frase, un commento, anche solo un sorriso virtuale è sempre riuscito a ridarmi la forza e l'energia necessaria per andare aventi. 
Ognuna di queste azioni sembra poca cosa ma non lo è.
Non lo è per me. 

E poi volevo ringraziare tutte le talentuose blogger che seguo ogni giorno e che continuano a darmi idee, spunti, forza, sia direttamente che solo per il fatto di guardare le loro foto e leggere i loro racconti. Le abbraccio virtualmente.
In particolare: Rita di "Faccio e disfo", Elena di "Il mare in giardino", Cinzia di "A casa di Cindy", Camilla di "Zelda was a writer". Cercatele, ne vale davvero la pena.

Per ora mi fermo. Ho un milione di cose da fare, da leggere, da pensare.
Un vento gelido sta spazzando la valle, in questo momento. Benissimo: una giornata perfetta per starsene in casa al calduccio a cercare di organizzarsi la vita. O forse no. Solo a guardare fuori dalla finestra senza pensieri.
Raffaella
La casa vicino al treno   

lunedì 9 novembre 2015

Emma Hooper: "Etta e Otto e Russel e James"


Poesia.
E' quello che salta subito all'occhio aprendo per la prima volta questo romanzo.
Una prosa che lascia spesso il posto a frasi brevi, tanti punto e  a capo, tanto bianco.
Poetico è l'andamento delle frasi, il dispiegarsi dei periodi.
Poetico è il ritmo, se solo si riesce  a trovare un angolino silenzioso dentro la propria testa dove poterselo leggere a voce alta.
Poetiche sono le immagini che vengono evocate, la natura selvaggia del Canada con la sua potenza, un coyote per compagno di viaggio, la polvere che si attacca a tutto, gli animali di cartapesta che giorno dopo giorno riempiono il prato dell'anziano marito che aspetta la moglie, i dolci cucinati seguendo le ricette di chi si ama, la polvere di fiori di lino da spalmare sulle palpebre per poter finalmente dormire.
Leggendo assistiamo a un'alternanza costante e quasi confusa tra il presente e i ricordi del passato, perché è così che li vive Etta, in bilico precario tra i due mondi, nella pelle dei suoi ottantatré anni, pesanti eppur leggerissimi.

Etta, che non ha mai visto il mare, una mattina, all'alba, decide di andarci. A piedi.
Lascia una lettera, con cui si apre il racconto, al marito Otto, che le dorme accanto.
E gli lascia anche "una pila di schede di ricette. Tutto quello che cucinava di solito (...) Così lui avrebbe saputo che cosa e come mangiare mentre lei era via".
Otto vorrebbe seguirla ma rispetta la sua decisione e la lascia andare. Russel no, decide di seguirla. 
Russel che è stato come un fratello per Otto ed è da sempre un amico per Etta, anche se ha sempre desiderato essere qualcosa di più.
E mentre Etta cammina e cammina e cammina
e Otto la aspetta e costruisce animali di cartapesta
mentre Russel cerca di raggiungerla e poi parte finalmente per la sua strada, i ricordi del loro passato comune vengono a visitarli e ci raccontano di un mondo lontano che non c'è più, di fattorie e di quattordici fratelli, di povertà e ignoranza, di una nuova maestra e della guerra che chiama a sé tutti i giovani, di navi per andare e treni per tornare, di attese, di balli, di baci rubati e di amori travolgenti, che non esiste più nient'altro, solo io e te.

E' una poetica dei dettagli quella della Hooper.
E' un amore per le cose di tutti i giorni, per gli oggetti quotidiani, per quello che arrivano a significare per tutti noi, che tanto mi ha ricordato la Szymborska  e che io amo molto.
Ed è un libro pieno di meravigliose lettere d'amore, tutte quelle che Etta e Otto si sono scambiati durante la loro lunga vita insieme.

"Caro Otto,
abbiamo tutti paura, la maggior parte delle volte. La vita non sarebbe vita se non l'avessimo. Avere paura, e poi buttarcisi dentro a capofitto in quella paura. All'infinito. Ricordati solo di tenerti forte, quando lo fai.

Con affetto,
Etta"


Raffaella
La casa vicino al treno