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martedì 13 ottobre 2015

Una torta magica


Oggi le cime delle montagne non si vedono.
Sono completamente avvolta dal bianco panna delle nuvole che sono scese giù fino a me per abbracciarmi stretta stretta.
E piove. 
Una pioggerellina fine scende lenta, bagnando con le sue lacrime  il bosco, gli alberi, le foglie cadute, i ricci delle castagne che stanno per farlo.
Avvolta da questo pianto vorrei essere capace di sciogliermi anch'io. Di lasciare andare questa rabbia che mi fa compagnia da un po' di tempo e su cui sto lavorando per trasformarla in qualcosa d'altro. Ma come fanno quelli che ce la fanno?
Come fanno a trasformare il dolore e la sofferenza in qualcosa di positivo? In creatività? In arte?
Mentre mi faccio queste domande penso che da ieri a tutto ciò si è aggiunta una nuova preoccupazione, che mi stringe lo stomaco ogni volta che ci penso. E di cui non posso dire nulla, perché mi riguarda, ma non direttamente, e perché non ne conosco ancora la gravità. 

Oggi vorrei avere una bacchetta magica. 
Per cancellare con un gesto tutta la bruttezza del mondo. 
Le malattie, l'ignoranza, la trascuratezza, l'egoismo, la bruttezza, in una parola. Per poter guardare in pace questo mondo, e vederlo finalmente in tutto il suo splendore. Perché sono convinta che sia un posto magnifico, nonostante tutto.
Ma poi guardo fuori, e mi sa che per oggi mi devo accontentare dell'unica magia che mi riesce sempre, quella che avviene nella mia cucina.  



ingredienti:
- 4 tuorli a temperatura ambiente
- 4 albumi a temperatura ambiente
- 1 cucchiaio d'acqua
- 150 gr di zucchero
- 125 gr di burro
- 115 gr di farina "00"
- 2 cucchiaini di estratto di vaniglia
- un pizzico di sale
- 500 gr di latte



preparazione:
Fondi a bagnomaria il burro e lascialo raffreddare. Nel frattempo scalda il latte  e mettilo da parte. Monta i tuorli con lo zucchero con le fruste elettriche fino a che otterrai un composto chiaro e spumoso, poi aggiungi l'acqua e il burro e continua a montare per due minuti. Incorpora la farina setacciata e amalgama bene. Aggiungi poi la vaniglia, il sale e il latte, un po' alla volta, e mescola delicatamente. A questo punto puoi aggiungere gli albumi montati a neve facendo attenzione a mescolare dall'alto al basso, per non smontare la meringa. Io ho usato una stampo quadrato e ho cotto in forno per 45 minuti a 150°/160°.
Quando la superficie sarà dorata, togli dal forno e lascia raffreddare anche per 3 o 4 ore, poi puoi sformarla e tagliarla in tanti quadrati. Se non hai fretta, puoi metterlo per una mezz'ora in frigo. 
Come si vede questa è una torta tradizionale, non uno dei miei esperimenti simil-vegani, ma oggi mi gira storta, ve l'ho detto.
E comunque è buonissima.
Sa di budino alla vaniglia, da passeggio.

Raffaella
La casa vicino al treno

giovedì 24 settembre 2015

Ricette dal passato - La torta di mele rovesciata


Ieri ho fatto due torte.
Era da tanto che non capitava.
Da prima dell'estate, almeno. Da molto prima, credo.
Ne ho fatte due perché ieri era il giorno del dodicesimo compleanno di Pietro e non ero sicura quale torta avrebbe preferito.
Ne ho fatte due perché, da quando mi sono convertita ai dolci vegani, avevo completamente messo da parte il mio vecchio quaderno di carta a mano, pieno di ricette pescate qua e là nei libri di cucina e nel web, che invece i miei bambini amavano molto. Sono dovuta  andare in taverna per trovarlo, nascosto sotto una pila di giornali.
E ho trovato, tra le sue pagine macchiate, tante ricette interessanti di cui non mi ricordavo più.
Pensavo che non sarei più stata capace di fare quello che facevo qualche anno fa. Invece mi sono ricordata tutto.
Come si scioglie il burro a bagnomaria, come si mentano gli albumi a neve, come si taglia sottile la frutta per creare un decoro.
Come si mescola con la spatola mentre si aggiunge la meringa all'impasto, facendo attenzione a non smontarla, come deve essere dorata la superficie per essere ben cotta, come fare a capire se la torta è pronta davvero.
Mi sono ricordata tutto, anche della sensazione di serenità e pace che provo ogni volta che mi metto a preparare una torta. 
E ho deciso che non posso più fare a meno di questo, non posso più fare a meno di fare, il più possibile, le cose che mi fanno stare bene, anche se ho poco tempo e sono sempre di corsa. Lo dobbiamo a noi stessi, cercare, ogni giorno, di essere almeno un pochino felici. Questa torta è stato il mio pezzettino di felicità di oggi. 
  
Delle due, per ora vi propongo quella più vicina ai miei gusti e agli ingredienti che uso di solito. E' una vecchia ricetta di Benedetta Parodi ( ebbene si, ho imparato seguendo lei) ma rivisitata da me.



ingredienti:
- 2 mele
- 200 gr di farina 00 ( o 100 gr di "00" e 100 gr di integrale)
- 100 gr di miele
- 100 gr di zucchero di canna
- 1 cucchiaino di lievito
- 1 cucchiaino di cannella
- 150 ml di latte
- 100 gr di burro
- un pizzico di sale



preparazione:
Sciogli il burro a bagnomaria assieme al miele, poi fallo raffreddare e mettilo da parte. Intanto mescola in una ciotola la farina con il lievito, la cannella e il sale. Aggiungi prima il latte e poi il burro, mescolando il tutto con una frusta elettrica.
Aggiungi infine lo zucchero e una mela tagliata a tocchetti piccoli.
A questo punto il tuo impasto è pronto. Prima di versarlo imburra la tortiera, cospargi il fondo di zucchero di canna e disponi l'altra mela, tagliata a fettine sottili, secondo il tuo gusto, cercando di creare un disegno gradevole. 
Versaci sopra l'impasto e cuoci per 40 minuti a 180°.
Una volta fredda, rovesciala.



La ricetta originale prevedeva le pere ma secondo me è buona, in questa stagione, anche con le prugne.
Buona merenda,

Raffaella
La casa vicino al treno



venerdì 26 giugno 2015

Mezzalune dolci con carote e uvetta


Io non sono di qui.
Questo posto l'ho scelto, quattordici anni fa. 
Neanche mio marito è di qui, ma di un paese vicino. 
Però è qui che volevamo stare.
Per tante ragioni: di comodità, di opportunità, di bellezza.
Qui c'è tutto.
Il lavoro, le scuole, i centri sportivi, il supermercato, gli studi medici. La libreria, la biblioteca, il teatro, le pasticcerie.
Le montagne, il verde, i parchi, il lago.
Sognavo per i miei bambini un posto dove potessero andare a scuola a piedi, senza pericoli.
Mio figlio esce di casa, tuta da ciclista e casco, e va con i suoi amici per i boschi in mountain bike.
Mia figlia esce di casa - con me - e in sette minuti a piedi arriviamo al maneggio, lei che ama i cavalli. Se avessimo voglia di proseguire troveremmo, dopo pochi passi, anche pecore e mucche. 

Sognavo, per me, un posto dove poter girare a piedi per il centro e dove il macellaio e il giornalaio ti conoscono e hanno voglia di fare due chiacchiere, ogni mattina.
Sognavo un posto dove gli unici rumori sotto casa fossero quelli della gente che corre, in bici o a piedi . Qui c'è anche il rumore di qualche solitaria auto che passa ogni tanto, dei cavalli e, a volte, del treno.   

Io non sono di qui.
E non c'è giorno che, guardando fuori dalla mia finestra, il mattino appena sveglia, non ringrazi per quello che vedo. 
E non mi ricordi che non è così scontato vivere nella natura, circondati dalla bellezza. Se non hai la fortuna di nascerci, te la devi andare a cercare.



Ingredienti:
- 100 gr di farina integrale
- 100 gr di farina "0"
- 1 uovo ( più un'altro per la finitura)
- 30 gr di miele
- 30 ml d'olio di mais
- un pizzico di sale
- 350 gr di carote
- 100 gr di zucchero di canna
- 1 limone
- 30 gr di uvetta



Preparazione:
Prima di tutto devi fare la pasta brisée.
Versa le due farine in una ciotola assieme all'olio, al miele, ad un uovo leggermente battuto e al pizzico di sale. Mescola velocemente tra loro tutti gli ingredienti, poi copri con un telo e lascia riposare il composto per almeno mezz'ora.
Nel frattempo puoi preparare il ripieno: lava e pela le carote, grattugiale poi a julienne e mettile in un pentolino, a cui aggiungerai la scorza del limone, 2 cucchiai del suo succo e i 100 gr. di zucchero di canna. Accendi il fuoco e fai andare per circa 30 minuti molto lentamente, mescolando ogni tanto e godendoti il profumo.
Metti intanto l'uvetta a mollo in una ciotola piena d'acqua.
Dopo mezz'ora puoi spegnere il fuoco e lasciare intiepidire, non prima di aver scolato l'uvetta e di averla aggiunta alle carote.
A questo punto anche la tua pasta sarà pronta.  
Infarina il tuo piano di lavoro e stendila sottile con il mattarello. Dovrai ricavare circa dodici cerchi del diametro di 10/11 cm ciascuno. Scegli prima un coppapasta o un bicchiere della misura adatta e usali per ricavare le forme.
Prendi ora un disco per volta e riempilo con il composto di carote e uvetta, poi chiudilo ripiegando il cerchio in due ( formando una mezzaluna) e premi bene i bordi. A questo punto buca con uno stuzzicadenti ciascuna mezzaluna tre o quattro volte.
Se vuoi, puoi spennellare la superficie di ciascun dolcetto con l'altro uovo sbattuto, ma è facoltativo.
Disponili ora tutti su una teglia coperta da carta da forno e falli cuocere per 15 minuti  a 180°.
Buona merenda!



Raffaella
La casa vicino al treno
   

mercoledì 27 maggio 2015

Il plumcake alle mele e cannella e i periodi storti


La mia maestra di yoga ( e mia guru) me l'aveva detto.
Fino al 2 giugno ci sarà un periodo di cambiamenti e di assestamenti cosmici, un periodo che porta agitazione e sconvolgimento generale.
Sarà, ma fino a ora sono stata benissimo e ho cercato di  resistere alle pressioni esterne, a chi mi diceva di sentirsi in aria, a chi mi raccontava della sua ansia e dei suoi attacchi di panico peggiorati in questo periodo, a chi, di solito tranquillissimo, lamentava oppressione alla bocca dello stomaco.
Ho cercato di farmi una risata quando ieri mattina si è presentato il muratore e ha scaricato nel mio cortile una montagna di terra, i mattoni e una simpatica carriola per poter lavorare nel giardino confinante al mio, quattro giorni prima delle festa per la cresima di mio figlio, che ho intenzione di allestire nel mio giardino e - ahimè - anche nel cortile. In compenso ieri pomeriggio e oggi non si è visto, il che mi fa dedurre che non riuscirà a terminare il lavoro nei due giorni che aveva stabilito. 



Una mia cara zia, che si è offerta di aiutarmi con i preparativi è andata dispersa, la qual cosa non mi preoccuperebbe più di tanto se non fosse che si è incaricata di prendere le scarpe ai bambini e, dato che abbiamo lo stesso numero, ha promesso di prestarne un paio anche  a me ( non abbondo di scarpe col tacco). Se non si farà vedere neanche domani credo che inaugureremo una nuova moda per la cresima, " senza bomboniere e senza scarpe" ( la prima cosa è voluta, la seconda no).



Oggi però mi sta venendo voglia di cedere. Quasi quasi mi lascio andare anch'io alla disperazione.
Stanotte qualcuno è entrato nel nostro giardino e ha rubato una bicicletta. Vabbè, direte voi, non è mica un danno grave. Meglio fuori che in casa.
In effetti è così, peccato che la bici non sia nostra ma di un amico di Pietro che tra poco suonerà al mio cancelletto per riprendersela. Che faccio, mi metto a piangere?  


Intanto cerco di mettere in pratica la teoria del Nobile Distaccato Osservatore, quello che guarda tutto dall'esterno senza lasciarsi coinvolgere dai problemi, che osserva ma non personalizza.
Con la mia nuova calma olimpica vado a prepararmi questo plumcake, quello che faccio quando ho poco tempo o non ho voglia di cucinare. E' facile e super veloce e  mi consola quando ho voglia di coccole.

 

ingredienti:
- 200 gr di farina 0 ( o 100 gr di 0 e 100 gr di farina integrale)
- 150 gr di zucchero di canna
- 200 ml di latte
- 2 mele 
- 30 ml di olio extravergine di oliva
- 30 ml di olio di mais
- 1 pizzico di sale
- 1 pizzico di cannella
- 1/2 bustina scarsa di lievito per dolci

preparazione:
Versa la farina in una ciotola e aggiungici lo zucchero. Versa poi poco alla volta i due tipi d'olio e metà del latte. Taglia a cubetti le mele sbucciate e aggiungile all'impasto, insieme al sale e alla cannella. Amalgama delicatamente il tutto e aggiungi il latte rimanente, facendo attenzione a non rendere l'impasto troppo liquido. Solo alla fine versaci sopra il lievito.
Cuoci in forno statico a 180° per 40 minuti e poi goditi il profumo delizioso delle mele.

Che dite, l'esperimento è riuscito?
Forse è presto per dirlo, non l'ho ancora mangiata.
Magari più tardi. Forse.
Per ora so solo che se becco il muratore...
Raffaella
La casa vicino al treno 

P.S.: Le foto le ho scattate due giorni fa quando ho fatto il plumcake per festeggiare i primi sei mesi del blog. Auguri piccolo!  

mercoledì 1 aprile 2015

La torta di mele e i piedi nudi sull'erba


Finalmente posso farlo.
Ora che le giornate si sono allungate. Ora che splende un sole limpido e sincero. Ora che il vento sibila sinuoso attraverso le pareti e mi chiama a gran voce.
A piedi nudi sull'erba. Finalmente.
Mentre faccio yoga sul prato. Mentre scatto qualche fotografia al giardino. Mentre leggo e guardo i miei bambini giocare e arrampicarsi sull'albero con le foglie a cuore.
Mentre scrivo. O provo a scrivere.
Mi regala una sensazione fortissima di libertà. Mi mette in contatto con tutta la natura che mi circonda. E mi fa tornare a terra, qui e ora, quando la mente troppo spesso mi solleva per aria e mi trasporta in altri luoghi e in altri tempi.
In questo momento di confusione e di passaggio, dall'inverno alla primavera, dal buio alla luce, dalla casalinghitudine alla voglia di scrivere e di condividere le mie passioni, ho bisogno di avere i piedi ben piantati per terra.
Sole in faccia e piedi nell'erba. Spalle dritte e sguardo oltre le nuvole. Ho voglia di cose semplici e vere.
Quasi quasi mi preparo una torta di mele. Con questa ricetta, però.
    


ingredienti:
- 220 gr di farina integrale
- 60 gr di farina di riso
- 1 pizzico di sale
- 100 gr di zucchero di canna
- 50 gr di malto di riso
- 50 ml di olio di mais
- 20 ml di olio extravergine d'oliva
- 3/5 cucchiai di succo di mele
- 4 mele
- 5 albicocche secche
- 100 gr di marmellata di albicocche
- 3/4 di una bustina di lievito per dolci
- cannella in polvere


preparazione:
Pensiamo prima di tutto alla pasta frolla.
Versa in una ciotola le farine, il sale, lo zucchero, i due olii e, infine, il lievito. Impasta con le mani per qualche minuto poi aggiungi il malto e il succo di mela. Fai attenzione ad aggiungere quest'ultimo un cucchiaio alla volta per evitare che l'impasto risulti troppo bagnato ( in quel caso dovrai aggiungere un po' di farina).
Lascia riposare per una ventina di minuti il tuo impasto e dedicati nel frattempo alla preparazione delle mele. Tagliale a cubetti e mettile in una ciotola insieme alla marmellata, poi aggiungi anche le albicocche.
Accendi subito il forno a 200°.
A questo punto potrai stendere la tua frolla. Essendo più morbida e meno elastica di quella tradizionale perché è senza burro, ti consiglio di stenderla direttamente nella tortiera; io uso un mattarello piccolo, di quelli per bambini ( li trovi all'Ikea) ma ho usato persino il rotolino di plastica blu del Didò (evviva la pubblicità, non mi pagano però...). I bordi li farai con le mani, cercando di renderli un po' spessi per evitare che si rompano troppo facilmente.
Bucherella il fondo con la forchetta, poi versaci dentro la ciotola con le mele. Puoi aggiungere, se ti piace, una spolverata di cannella ( io la adoro!).
La torta sarebbe finita così. Ora la puoi mettere in forno a 180° per circa 45 minuti; come sai ogni forno è diverso, quindi dopo mezz'ora controlla che la frolla non sia troppo bruciacchiata.
Se invece ti piace dedicarti alla decorazione e vuoi fare una torta come la mia, basta aggiungere delle fettine di mela e disporle a raggiera attorno a un centro ottenuto con un po' di frolla avanzata, schiacciata bene dentro ad una formina per biscotti ( in questo caso a forma di mela). Sbizzarrisciti pure! 



Un anno fa, circa, ho cambiato in parte la mia alimentazione.
Non sono stata bene e ho deciso pertanto di iniziare a volermi bene a cominciare dalla tavola. Il mio "guro" in questo cambiamento è stato Marco Bianchi. Da lui ho imparato a mangiare sano e biologico il più possibile senza per forza rinunciare a tutto quello a cui ero abituata. Da lui ho imparato soprattutto a fare i dolci senza uova, burro o zucchero bianco. Non ho nulla contro le uova, le mangio una volta alla settimana e basta, senza però dovermele trovare in tutti i dolci che mangio. Lo stesso per il burro, non evito tutti i latticini (adoro i formaggi) ma preferisco dolci più leggeri. Lo zucchero bianco invece l'ho eliminato del tutto, perché è molto raffinato e l'ho sostituito con lo zucchero integrale di canna, il miele, il malto e lo sciroppo d'acero ( buono da urlo).
Con questo non intendo insegnare niente a nessuno. Solo per spiegare il tipo di ricette che troverete qui.
Con un occhio sempre rivolto al benessere senza estremismi e senza escludere nulla a priori ( eccetto lo zucchero!).
Io direi...ricette vegane semplificate e adattate a onnivori che vogliono mantenersi in salute.
Buona giornata di persiane che sbattono, pelle che scotta e capelli ingarbugliati come i pensieri.
La Pasqua si avvicina.
Raffaella
La casa vicino al treno


martedì 24 marzo 2015

Un amore di quiche


Poi arriva la nostra serata.
A metà settimana, più o meno.
Siamo soli a cena e dopo. Per tutta la serata, fino all'ora di andare a dormire.
I miei bambini e io. E' un momento tutto nostro, solo nostro.
Il tempo si ferma per un attimo e ci dà la possibilità di guardarci negli occhi e di raccontarci la nostra giornata. 
A volte litighiamo, pure. E a volte cantiamo.

Ogni settimana cerco di preparare loro qualcosa di diverso.
Di nuovo. Di speciale.
Spesso scelgo una torta salata, o quiche alla francese.
Perché è facile, buonissima e perché la posso riempire con tutte le verdure che voglio. E non ultimo perché si cucina in anticipo, lasciandoci il tempo di finire gli ultimi compiti, per esempio, o di preparare la cartella e poi apparecchiare la tavola con calma.   
Ogni settimana una ricetta diversa.

Quella di cui vi parlo oggi è una quiche delle grandi occasioni perché c'è il mascarpone, che devo comprare apposta, di solito non c'è l'ho in casa. Da' alla torta una morbidezza e cremosità uniche, da provare assolutamente! L'ho fatta anche per una cena tra amiche, poco tempo fa, e mi sembra che abbiano gradito. 

Ingredienti
1 rotolo di pasta sfoglia
4 carciofi o una busta di carciofi surgelati ( io uso la seconda!)
2 patate
timo, prezzemolo
250 gr di mascarpone
100 gr di grana grattugiato
olio extravergine, sale


Procedimento
Pulisci i carciofi e mettili a bagno in acqua e limone per non farli diventare neri - o più semplicemente apri la busta di quelli surgelati - e poi taglia a dadini le patate. Fai rosolare insieme le verdure con un po' d'olio extravergine. Aggiungi poi un pizzico di sale, il timo e il prezzemolo e fai cuocere col coperchio finché le verdure saranno morbide.
Intanto stendi la sfoglia, adagiala in uno stampo adatto e bucherellane il fondo con una forchetta. Mescola insieme il mascarpone con il grana. Versa le verdure sulla sfoglia e ricoprile con la crema morbida di formaggi. Ora inforna per 30 minuti a 180°. Servi ben calda. Per dare un tocco in più potresti aggiungere delle fette sottili di taleggio di capra sulla torta calda e lasciarle sciogliere dolcemente...


Per me dare da mangiare a qualcuno è dare amore.
Preparare il cibo sembra la cosa più semplice e naturale del mondo, e forse lo è, ma è soprattutto un atto d'amore grandissimo.
L'amore e l'energia che ci metti nella preparazione li ritrovi nel piatto che hai davanti.
E anche se i miei bambini di solito mi dicono: "Buona, ma se eri a Masterchef eri in pericolo" io lo so che gli è piaciuta. E' il mio modo di continuare ad amarli mentre li nutro, come ho fatto per dodici e sedici mesi rispettivamente quando li ho allattati.
E voi, per chi preparerete un piatto stasera, mettendoci dentro tutta la vostra passione e fantasia?
Buona giornata aspettando il sole, da una che scrive con mezza faccia anestetizzata e una fame assurda ( ma ora provo a mangiare lo stesso).
 Un abbraccio stretto stretto.
 Raffaella
 La casa vicino al treno



lunedì 16 marzo 2015

Gli scones e il mio posto del cuore


La prima volta che ci sono stata profumava di mare.
Di vento. Di libertà.
L'Inghilterra.
L'ho incontrata la prima volta tanti anni fa, avrò avuto sedici anni, i capelli ricci e tanta voglia di scappare.
Ci sono andata con alcuni compagni di liceo, due ragazzi e due ragazze, io ero quella spaiata.
Da sola sull'aereo, da sola in casa a dividere la camera con una ragazza spagnola, la mia prima camera condivisa con un'estranea.
Non ci capivamo molto.
Ma la ricordo come fosse ieri.
Tre settimane in un paesino affacciato sulla Manica.
Giornate di vento e di sole.
Giornate da pantaloni lunghi e maglione.
Qualche bagno in mare. Tante risate, su e giù dai Yellow buses.
Il ritrovo serale in Fisherman's Walk.
Gli ubriachi per strada, il venerdì sera.
Le vecchiette con strani foulard di plastica al posto degli ombrelli.
I vecchietti che minacciano col bastone chi non rispetta la fila.
La discoteca in centro.
Quella volta che non volevano farci salire sul bus, di sera tardi, perché era già troppo pieno. E noi che ci siamo saliti lo stesso, che ci facciamo di notte , da soli, in un paese straniero.
E poi, le gite.
Una su tutte.
Sulle mura di un castello antico, avvolto dalla nebbia e sotto una pioggia fitta e sottile.
Noi avvolti stretti nei nostri k-way colorati.
Poi una tea-room, finalmente.
E l'incontro magico con un misterioso cream-tea.
Due tazze di the con una fetta di limone galleggiante, sopra.
E degli strani panini dolci, da tagliare a metà e da riempire con burro e marmellata di frutti di bosco.
Il mio primo incontro con gli scones.



Ingredienti
150 gr di farina "0"
100 gr di farina integrale
50 gr di zucchero integrale di canna
100 gr di yogurt al naturale ( di soia per i vegani)
50 gr di latte fresco ( vegetale se siete vegani)
un pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito per dolci
30 gr di olio extravergine
30 gr di olio di mais

Preparazione
Mescola tra loro le due farine, aggiungi il sale, il lievito e tutto lo zucchero. A parte mescola tra loro il latte e lo yogurt e aggiungili poi alle farine. Per ultimo aggiungi l'olio. Poco alla volta e cercando di amalgamare molto bene il tutto. E' probabile che questa dose d'olio sia leggermente abbondante; per questo lo unirai pian piano e forse te ne avanzerà un po'. Se l'hai aggiunto tutto e l'impasto risulta troppo bagnato basta aggiungere un po' di farina.
Come vedi è una ricetta molto veloce, la puoi fare tutte le volte che avrai voglia di una merenda ( o una colazione) diversa dal solito.
Stendi ora l'impasto su di un piano infarinato, aiutandoti con un mattarello, e ricava tanti cilindri col diametro di 5/6 cm.
Mettili infine in forno a 200° per circa 15 minuti.
Serviti tiepidi con marmellata sono divini.
Questa è una ricetta un po' diversa dal solito.
Ho adattato una che mi piace molto alla mia esigenza di non usare MAI lo zucchero bianco e di evitare, dove possibile, il burro.
Il sapore è però lo stesso di quelli tradizionali.
Provate e fatemi sapere, se vi va.


Gli scones sanno di scoperte e posti lontani.
Sanno di felicità
Per me.
Buona nuova settimana. Buon nuovo inizio.
Raffaella
La casa vicino al treno 

mercoledì 21 gennaio 2015

La Sacher Torte a modo mio


Da quando ci siamo trasferiti in questa casa, circa quattro anni fa, sono cambiate molte cose.
La piccola Bianca, per esempio. Non aveva ancora due anni ed era tutta occhioni spalancati sul mondo, voglia di scoprire ogni angolo e gambe grassottelle mai ferme.
Suo fratello invece, era già proiettato all'esterno, vacanze da organizzare, compiti da fare, feste e iscrizioni sportive a cui pensare.
Io cercavo di capire come sistemarmi nei nuovi spazi, dove poter allungare una gamba, dove tutte e due. In che modo riarredare la mia vita, dove avrei sistemato le mie passioni, dove i miei sogni ( non mi è mai piaciuto chiuderli in un cassetto, poi c'è il rischio che te ne dimentichi. Preferisco appenderli alle pareti.).
Passavo le giornate a prendere le misure di quello che mi stava a cuore e poi cercavo di fargli spazio, spostando doveri  e priorità.
Di notte sognavo la mia nuova vita, cercavo di prenderci confidenza, di abituarmi a questa nuova felicità poco alla volta.
Non sono mai stata brava con la felicità.
Non ci ero abituata, non mi è mai appartenuta, è sempre stata una condizione che restava ai margini della mia vita di prima. La guardavo con curiosità e sospetto. Nessuno mi aveva mai insegnato a prendermene cura, a farla mia, a coltivarla con amore.
Ero molto più brava con i problemi, con le tragedie, i temporali. 
Sono molto più a mio agio con le tempeste della vita, i deserti infiniti, le gelate e i ghiacciai. Non che non abbia paura, non che sappia che fare, ero solo abituata ad aspettarmeli, li accettavo come scenari inesorabili del mio quotidiano.
Ma torniamo a noi. A quando siamo arrivati qui, quattro anni fa, circa. Allora scrivevo così.


Uno dei piaceri connessi al trasferimento in una nuova casa consiste nell'osservare la vita del nuovo quartiere e quindi quella dei nuovi vicini. Capita, mentre si è in giardino indaffarati a rastrellare le foglie, ad esempio, di alzare la testa e vedere rientrare a casa la propria vicina con le borse della spesa oppure di aprire una finestra per chiudere le persiane e notare la luce accesa in cucina e le sagome dei vicini seduti attorno al tavolo, già pronti per la cena. Si impara a riconoscere il suono del clacson del postino, che non smette finché qualcuno non risponde, o lo sgommare del furgoncino del fornaio, che si ferma in mezzo alla strada giusto il tempo di appendere i sacchetti del pane al cancello e poi via di nuovo, con una veloce inversione, verso altre consegne.
E oltre a questi rumori, insieme a loro, e prima e dopo e dopo ancora lo sfrigolìo delle rotaie al passaggio del treno che da rumore improvviso che fa tremare il tavolo della cucina e mette in allarme diventa poco alla volta suono familiare e sottofondo delle attività quotidiane nella casa vicino al treno.


Noi siamo ripartiti da qui. E per raccontare di noi dovevo fare un passo indietro. E riandare col pensiero a quando una piccola principessa, un bambino saggio, le braccia forti che mi sostengono, cioè mio marito e io siamo arrivati un pò precipitosamente, un triste sabato di giugno in questa casa, non ancora finita, non ancora sistemata, in anticipo su tutti i nostri piani perché un destino più forte di noi aveva deciso così. 
Ma nonostante lo stupore, nonostante il dolore, la confusione e le mille cose da fare eravamo felici. Senza divano, senza mobili nelle camerette dei bambini, con i vestiti negli scatoloni e il cuore piccolo piccolo, eravamo felici.
La prima notte non ho dormito. Non dormo mai la prima notte in una casa nuova. Sono stata sveglia ad ascoltare ogni rumore, ogni scricchiolio, ogni sospiro.
Ho cercato di sintonizzarmi col respiro della casa, con le sue ossa che si allungavano e i suoi muscoli che si stiracchiavano.
Ho provato a respirare assieme a lei. Prima con fatica, poi con sempre maggior sintonia. Ora son quattro anni e più che respiriamo insieme.


E' in questa cucina color avorio che ho imparato a fare i dolci, più per cocciutaggine che per altro, visto che tutti i miei precedenti tentativi erano falliti.
Chi mi conosce sa che amo i contrasti, la luce e il buio, il bianco e il nero, due cose lontanissime tra loro messe una accanto all'altra.
Quindi ora vi racconterò la mia versione della famosa Sacher Torte, quel dolce viennese buonissimo al cioccolato fondente ma in una versione più leggera. 
Quindi Sacher si, ma quasi vegana, senza uova, burro e zucchero bianco; deliziosa, tanto che è diventata il mio dolce per tutte le occasioni, dal compleanno a Natale.

ingredienti:
- 400 gr di cioccolato fondente extra al 70%
- 400 ml di latte ( di soia per i vegani )
- 200 gr di farina "0"
- 100 gr di fecola di patate
- 80 gr di zucchero di canna biologico
- 2/3 di bustina di livito per dolci
- 1 pera matura
- 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
- 2 cucchiai di olio di mais
- 2 cucchiai di acqua tiepida
- marmellata di albicocche

procedimento:
Sciogli a bagnomaria 200 gr di cioccolato insieme a 100 ml di latte. Nel frattempo mischia bene tra loro gli elementi secchi: la farina, la fecola, il lievito, lo zucchero. Poi aggiungici la pera schiacciata con una forchetta, 200 ml di latte, il cacao, l'acqua e l'olio.
Impasta tutto bene e aggiungi infine il cioccolato fuso.
Versa il composto nella teglia e cuoci in forno statico preriscaldato a 180° per 30 minuti.
Una volta raffreddata, puoi tagliare la torta a metà con un filo bianco per cucito avvolgendola col filo e tirando poi le due estremità, avendo cura di aver prima tagliato con un coltello affilato i margini per creare un solco dove appoggiare il filo. Solleva poi con delicatezza la parte superiore e spalma quella inferiore di marmellata. Ricopri e non ti preoccupare di tutte le imperfezioni che ci saranno: dopo aver fuso il cioccolato rimanente con il latte, ricoprirai tutta la torta usando una spatola di silicone e lascerai asciugare e poi raffreddare in frigo per qualche ora. Si formerà una deliziosa copertura dura di cioccolato che scrocchierà una volta rotta.

Se siete arrivati fino a qui, grazie.
Raffaella
La casa vicino al treno


   





martedì 9 dicembre 2014

Luci bianche e fisse



Il buio, a dicembre, arriva ogni giorno un po' prima.
E per questo quello che possiamo fare è illuminare quanto più ci è possibile ogni cosa.
La casa vicino al treno si è da poco vestita di tante piccole luci bianche che provano a scaldare il giardino e a guidare il passo di chi si trova a passarci per caso davanti.
Ho sempre amato la luci bianche; mi trasmettono un senso di calore e gioia, da villaggio degli elfi.
Se c'è la neve la rendono luccicante come polvere magica senza cambiarne il colore e ,se non c'è, creano un'atmosfera sospesa, fuori dal tempo, in cui tutto potrebbe succedere.

Amo la fiamma delle candele, tremula ad ogni soffio di vento, la luce calda di un fuoco che scoppietta nel camino, tante piccole fiaccole portate in processione da anime in silenzio, le lucciole su un prato d'estate.
La luce è un simbolo che non ha bisogno di parole, è calore, è ottimismo, è positività, è il bene che si oppone al male, l'amore che vince contro la paura, è la vita opposta alla morte, è la nostra voglia di farcela a tutti i costi quando tutto intorno a noi sembra convincerci del contrario.

E' il quarto di luna che illumina il nostro cammino in una sera d'estate, è il raggio di sole a dicembre che ci serviva per stare bene, sono le luci dell'albero dietro una finestra appannata, è la lanterna sulla porta che ci accoglie, finalmente a casa;
 è il pupazzetto luminoso in corridoio che mi permette di osservare il viso del mio bambino, rapito dai suoi sogni.
Sono le stelle cadenti e il tuffo al cuore che mi provoca vederne una, certa che il mio desiderio si avvererà.
Sono i finestrini illuminati di un treno che corre di notte nella campagna buia, è il primo bagliore del mattino che risveglia.

E' il forno che va, nella mia cucina di legno color crema, solo i due alberelli sulla cappa a rischiarare.


Ingredienti per la glassa reale:
- 500 gr. di zucchero a velo
- 2 albumi
- 1 cucchiaino di succo di limone

Fai cadere in una ciotola lo zucchero attraverso un setaccio e unisci poi gli albumi a temperatura ambiente e il succo di limone.
Sbatti tutto con le fruste elettriche per 5 minuti e, se non dovesse risultare omogeneo, aggiungi qualche goccia di succo di limone.
Otterrai così una glassa ferma, che si conserva in frigo fino a 5 giorni. Prima di usarla va però sbattuta ancora ogni volta.


Colorazione della glassa:
Per colorare la glassa basta aggiungere un po' di colorante; se decidi di usare quello in gel ne basta una piccola quantità, che va aggiunta immergendo uno stuzzicadenti nel colore e lasciandolo cadere dolcemente nella glassa. Se invece decidi di usare quello liquido, ne servirà una quantità maggiore, ma fai attenzione perché può alterare la consistenza della glassa. Se diventa troppo liquida basta aggiungere un po' di zucchero a velo.


Decorazione dei biscotti:
Per decorare bene e con precisione i tuoi biscotti dovrai avere, per ogni colore, due diversi tipi di glassa: una morbida, ottenuta aggiungendo qualche goccia d'acqua fredda alla glassa ferma, che userai per i contorni e una fluida, che otterrai aggiungendo ancora più acqua, una goccia alla volta, alla glassa morbida, che servirà a riempire le figure.
Ti consiglio di fare un disegno prima di cominciare a lavorare, per sapere con precisione cosa fare quando avrai in mano una sac a poche e sarai sporco di glassa fino alle orecchie.
Per prima cosa traccerai i contorni di ogni biscotto con la glassa morbida e li lascerai asciugare un po'. Poi passerai a riempire le figure con la glassa fluida, che avrai messo in un contenitore di plastica col beccuccio ( più facile da usare e riutilizzabile). I biscotti devono asciugare molto bene, per almeno quattro ore - ma se non hai fretta li lascerai tranquilli per tutta la notte -.
A questo punto potrai aggiungere gli ultimi particolari, se ce ne sono; ad esempio i pois sugli scoiattoli e il fiocco sui pacchi regalo.



La luce è la magia del Natale, lo scintillio negli occhi dei miei bambini quando giocano felici e, a quel punto, lo sono anch'io.


venerdì 5 dicembre 2014

I biscotti di Natale quando qualcosa va male




Mia nonna era bellissima.
Era sempre elegante e curata, anche quando non stava bene.
 Anzi, soprattutto quando non stava bene. Si metteva una camicetta di seta con un bel fiocco davanti, le sua preferite, una spilla dorata, si pettinava con cura i capelli, sempre gonfi al punto giusto, neanche uno fuori posto.
Non so quanta fatica le costassero queste operazioni, però le faceva con attenzione. E non era per vanità.

Da lei ho imparato a cercare la bellezza nelle difficoltà.
Un fiore sul tavolo in una mattinata buia. Un sorriso da uno sconosciuto mentre cammini per strada a testa bassa. Un cappellino nuovo sul solito cappotto grigio, le unghie rosse prima di un incontro che spaventa.
Cercare il bello quando si sta male, si è giù di morale o quando si starebbe volentieri tutto il giorno sotto al piumone.
Un po' come quando dicono di sorridere anche quando proprio non te la sentiresti; il solo fatto di muovere quei particolari muscoli facciali indurrebbe il cervello ad attivare l'emozione corrispondente. Cerchi di sorridere e stai meglio.
Torni a casa, infreddolita e stanca, accendi la luce e la vista dell'albero di Natale, decorato di bianco e di rosso, ti strappa un sorriso.
Trasformare, come per magia, la tristezza in gioia, il dolore in luminosità.

Questo dicembre è iniziato con una perdita, che mi ha fatto sentire addosso tutto il freddo del mondo. Ho freddo e non riesco a scaldarmi. Guardo la vita scorrere accanto a me e mi sembra di non farne parte. Mi sento smarrita e non so che fare.
Allora faccio come la nonna.
Mi dedico a qualcosa di bello, che mi appassiona e mi ci dedico con amore.
Vado in cucina e faccio i biscotti.



Ingredienti:
- 250 gr. di farina "0"
- 125 gr. di burro ammorbidito ( fuori frigo da almeno 30 min.)
- 125 gr. di zucchero bianco ( di solito non lo uso ma qui  
                                                 è necessario)
- 1 uovo a temperatura ambiente
- 1 stecca di vaniglia o la scorza grattugiata di un limone ( bio)
- un pizzico di sale

Preparazione:
Monta con le fruste il burro e lo zucchero, per almeno tre minuti consecutivi ma , se puoi, rimanici anche per sette minuti.
Unisci poi l'uovo leggermente battuto con i semi di vaniglia.
Mescola bene tutto, cercando di armonizzare tra loro tutti i diversi ingredienti. Fai cadere come neve metà della farina, facendola passare attraverso un setaccio. Mescola ancora e poi aggiungi la metà rimasta. Se stai preparando i biscotti al limone aggiungi solo ora la scorza grattugiata.
Impasta con le mani - è il momento più bello - e poi avvolgi la palla che avrai ottenuto nella pellicola trasparente e lasciala riposare in frigo per mezz'ora. Nel frattempo accendi il forno a 180° ( io intanto mi leggo un libro).
Tira fuori la pasta e lasciala riposare ancora per dieci minuti, falla ambientare un po'. Poi stendila col mattarello in una sfoglia di circa 4 mm ( ma io non l'ho mai misurata!) e - altro momento bello bellissimo - ricava tanti biscotti diversi con tutte le formine di natale che sei riuscito a trovare.
Inforna a 180° per 12-15 minuti, finché saranno dorati.

Dovrebbero venire dai 18 ai 20 biscotti, dipende dalla grandezza.
Si conservano anche per due settimane e più se ben chiusi in una scatola di latta (perfetti per un regalo hand made), di vetro o in un contenitore ermetico.

   
Impasto finché le mani non profumano di vaniglia e i pensieri si sono allontanati un po'.
Impasto finché mi dimentico che ora è e non penso più a dove mi trovo e impasto finché non mi sento più sola.
La mia cucina è calda e profuma di buono.
Ora non ho più freddo.